Se il tuo prodotto non sale su Amazon, non è un caso. Non è sfortuna. Non è che “Amazon non funziona più”.
È l’algoritmo che sta decidendo di non mostrarti.
E la cosa che nessuno dice chiaramente: l’algoritmo Amazon non premia chi lavora di più. Premia chi manda i segnali giusti. Se i tuoi segnali sono deboli, anche senza che tu te ne accorga, il tuo prodotto scivola in fondo ai risultati e ci rimane.
Questo articolo non spiega come funziona l’algoritmo Amazon in teoria. Ti spiega perché il tuo prodotto non sta scalando e cosa sta leggendo Amazon nel tuo account in questo momento.
Il tuo prodotto non scala e non capisci perché?
Non è un problema di strategie generiche. È un problema di segnali che l’algoritmo sta leggendo.
Se il tuo prodotto non sale su Amazon, non è un caso
Ogni giorno migliaia di seller aggiornano il listing, aumentano il budget PPC, abbassano il prezzo e il prodotto non si muove.
Il motivo non è quello che pensano. Quasi mai il problema è dove stanno guardando.
L’algoritmo Amazon, quello che determina il posizionamento Amazon di ogni prodotto nei risultati di ricerca, funziona come una macchina decisionale che valuta centinaia di segnali in tempo reale. Non guarda cosa hai fatto. Guarda cosa sta succedendo adesso: quante persone cliccano sul tuo prodotto, quante lo comprano, da dove arriva il traffico, come si comportano gli utenti sulla pagina.
Se questi segnali sono deboli, l’algoritmo interpreta il tuo prodotto come “poco rilevante”, e smette di mostrarlo. Il ciclo si autoalimenta: meno visibilità → meno vendite → meno segnali → ancora meno visibilità.
Capire come funziona Amazon a livello algoritmico non è un esercizio teorico. È l’unico modo per interrompere questo ciclo.
Perché il tuo prodotto non appare su Amazon (anche se è online)
Questa è la domanda che ricevo più spesso: “Il prodotto è online, è indicizzato, ma non appare nelle ricerche. Perché?”
La risposta quasi sempre è una di queste tre:
Il prodotto non è rilevante per le keyword che contano. L’algoritmo Amazon non mostra un prodotto perché esiste, lo mostra perché ritiene che corrisponda all’intento di ricerca dell’utente. Se il listing non comunica chiaramente al sistema di cosa si tratta e per chi è, il prodotto viene ignorato nelle SERP più importanti.
Il prodotto non ha segnali di performance sufficienti. Anche se il listing è ben ottimizzato, se non ci sono vendite, click e conversioni, l’algoritmo non ha motivo di spingerlo. Un prodotto senza storico di performance è un prodotto invisibile.
Il prodotto è stato penalizzato da segnali negativi. Feedback negativi, resi elevati, spedizioni in ritardo, o un calo improvviso della velocity, tutti questi elementi abbassano il punteggio di fiducia che l’algoritmo assegna al prodotto e al venditore.
In tutti e tre i casi, la soluzione non è “fare più PPC” o “abbassare il prezzo”. È capire quale segnale è debole e intervenire su quello. Per chi vende su Amazon in modo strutturato, questa diagnosi è il punto di partenza obbligatorio.

Cos’è l’algoritmo Amazon e come decide cosa mostrare
L’algoritmo Amazon, conosciuto come A10 nella sua versione attuale, evoluzione dell’originale A9, è il sistema che decide quali prodotti mostrare, in quale ordine, per ogni ricerca effettuata sulla piattaforma.
La logica di base è semplice: Amazon mostra i prodotti che hanno più probabilità di essere acquistati. Non i prodotti più ottimizzati. Non i prodotti con il budget pubblicitario più alto. Quelli che, sulla base dei segnali disponibili, genereranno una vendita soddisfacente per il cliente.
La differenza fondamentale rispetto a Google: su Google si ottimizza per la rilevanza informativa. Su Amazon si ottimizza per la probabilità di acquisto. Ogni segnale che l’algoritmo legge, click, conversioni, recensioni, velocity, è una risposta alla domanda: “Questo prodotto verrà comprato e il cliente sarà soddisfatto?”
Da A9 ad A10: cosa è cambiato davvero nel 2026
Il passaggio da A9 ad A10 ha cambiato le regole in modo significativo e molti seller stanno ancora usando strategie pensate per il vecchio algoritmo.
Con A9: la velocity di vendita e la spesa pubblicitaria erano i fattori dominanti. Chi investiva di più in PPC e generava più vendite scalava più velocemente. Il sistema era relativamente diretto.
Con A10: il peso si è spostato verso la qualità dei segnali rispetto alla loro quantità. L’algoritmo valuta da dove arriva il traffico, come si comporta l’utente sulla pagina, se le vendite sono organiche o interamente dipendenti dalla pubblicità. Un prodotto che genera vendite organiche è visto come più “meritevole” di uno che vende solo grazie agli annunci.
Il cambio di paradigma più importante: con A10, il PPC aiuta la visibilità ma non fa ranking come prima. Le vendite organiche e il comportamento degli utenti contano di più. Chi ha costruito la propria visibilità esclusivamente su budget pubblicitari si trova in una posizione sempre più fragile.

I fattori che l’algoritmo usa per rankare i tuoi prodotti e cosa succede se sono deboli
1. Rilevanza keyword : se manca, non esisti
La rilevanza keyword è il prerequisito di tutto. Se l’algoritmo non riesce a capire per quali ricerche il tuo prodotto è pertinente, non lo mostra indipendentemente da quanto spendi in pubblicità.
Cosa succede se è debole: il prodotto non appare nelle SERP delle keyword principali della categoria. Può ricevere impressioni su keyword marginali, ma le vendite restano basse perché intercetta utenti non qualificati. La guida completa alla Amazon SEO spiega come strutturare la rilevanza keyword in modo sistematico.
2. Velocity di vendita : se cala, Amazon smette di spingerti
La velocity di vendita è il segnale più pesante nell’algoritmo. Amazon interpreta le vendite come prova che un prodotto è desiderato e spinge i prodotti che vendono perché vendendo generano più vendite ancora.
Cosa succede se è debole: se non hai velocity, Amazon smette di spingerti dopo pochi giorni. Il prodotto entra in una spirale negativa, meno visibilità → meno vendite → ancora meno visibilità. Uno stockout anche breve può far precipitare il ranking in modo che richiede settimane per recuperarsi.
3. CTR e conversion rate : se non converti, l’algoritmo ti spegne
Il Click Through Rate misura quante persone cliccano sul tuo prodotto rispetto alle volte che lo vedono. Il conversion rate misura quante di queste persone lo comprano.
Cosa succede se sono deboli: un CTR basso segnala all’algoritmo che il tuo prodotto non è abbastanza interessante per gli utenti, e lo mostra meno. Un conversion rate basso segnala che il prodotto delude le aspettative, e l’algoritmo smette di spingerlo perché non sta generando vendite soddisfacenti. Se il tuo listing Amazon non converte nonostante il traffico, stai bruciando tutti gli altri segnali.
4. Recensioni e rating : se sono poche o basse, perdi autorità
Le recensioni sono un segnale di fiducia sia per l’algoritmo che per i clienti. Amazon interpreta un alto numero di recensioni positive come prova che il prodotto soddisfa i clienti e lo premia nel ranking.
Cosa succede se sono deboli: sotto le 15-20 recensioni, un prodotto fatica a competere anche con un listing ottimale. Sotto 4.0 di rating medio, il conversion rate soffre in modo significativo e un conversion rate basso abbassa il ranking. Le recensioni negative recenti hanno un peso sproporzionato rispetto alle vecchie positive.
5. Autorità del venditore : se le metriche sono degradate, paghi su tutto
L’autorità del venditore è un fattore spesso sottovalutato. Amazon valuta l’affidabilità del venditore attraverso le metriche di Account Health : ODR, tasso di cancellazione, spedizioni in ritardo, feedback negativi. L’ODR include anche le dispute garanzia A-Z Amazon: ogni reclamo accettato pesa direttamente su questo indicatore e, di conseguenza, sul ranking algoritmico di tutti i tuoi prodotti.
Cosa succede se sono degradate: un account con segnali negativi viene penalizzato algoritmicamente su tutti i prodotti, non solo su quelli coinvolti nelle violazioni. Un venditore con ODR alto vende di meno anche sui prodotti perfettamente ottimizzati. Per una verifica completa delle metriche che impattano il ranking, il percorso descritto nell’audit account Amazon è il punto di partenza corretto.
6. Traffico esterno : il fattore che quasi nessuno sfrutta
Con A10, Amazon ha iniziato a premiare i venditori che portano traffico esterno verso la piattaforma. Un utente che arriva su Amazon tramite un link da un blog, un social o una email, e poi acquista, genera un segnale di ranking più forte di una vendita generata internamente.
Cosa succede se lo ignori: non stai sfruttando uno dei pochi fattori di ranking su cui hai controllo diretto. I competitor che usano traffico esterno, anche in modo modesto, accumulano un vantaggio algoritmico che si consolida nel tempo.
Stai investendo in PPC ma il ranking non migliora?
Spesso il problema non è nelle campagne. È nei segnali che l’algoritmo sta leggendo sul tuo prodotto.
Il PPC non fa ranking come pensi e ignorarlo ti costa caro
Questo è il cambio di paradigma che più seller italiani non hanno ancora recepito.
Con A9, fare PPC significava fare ranking. Le vendite generate dagli annunci contavano quasi quanto quelle organiche ai fini del posizionamento. Più spendevi, più scalavi.
Con A10, il PPC può darti vendite ma se il prodotto non converte, l’algoritmo ti spegne comunque.
Le vendite generate da campagne pubblicitarie hanno un peso inferiore rispetto alle vendite organiche nel calcolo del ranking. Un prodotto che vende solo grazie agli annunci non scala organicamente, rimane dipendente dalla pubblicità per mantenere la posizione, in un ciclo che erode i margini senza costruire visibilità duratura.
Questo non significa che il PPC sia inutile, significa che il PPC deve essere usato per amplificare un prodotto già sano, non per sostenere un prodotto con segnali deboli. Se stai usando le campagne per compensare un problema di rilevanza, conversione o velocity, stai pagando per nascondere il problema non per risolverlo. Per capire come strutturare le campagne Amazon in modo corretto, c’è una guida dedicata.

Perché l’algoritmo non sta spingendo il tuo prodotto
Questa è la sezione più importante. Non per capire l’algoritmo, per diagnosticare il tuo problema specifico.
Poco traffico → problema di rilevanza keyword
Se il tuo prodotto ha poche sessioni e poche impressioni, il problema è a monte del ranking: l’algoritmo non considera il tuo prodotto rilevante per le keyword principali della categoria.
Le cause più frequenti: listing non ottimizzato per le keyword giuste, categoria errata, backend keyword mancanti o poco specifici, prodotto nuovo senza storico di vendite.
La diagnosi: apri Business Reports → Vendite e traffico per pagina prodotto. Se le sessioni sono basse, la rilevanza è il problema. Non la conversione, non le recensioni ma la rilevanza. Lavora prima su quella.
Traffico ma nessuna vendita → problema di conversione
Se il tuo prodotto riceve sessioni ma il conversion rate (Unit Session Percentage) è sotto il 10-12%, il problema è nel listing non nell’algoritmo.
Gli utenti arrivano ma non comprano. Immagine principale non efficace, prezzo non competitivo, recensioni insufficienti, bullet point che non convincono. L’algoritmo legge questa mancanza di conversioni come un segnale negativo e riduce progressivamente la visibilità.
La diagnosi: controlla la colonna Unit Session Percentage in Business Reports. Se le sessioni ci sono ma questo numero è basso, il problema è nel listing.
Vendite ma non scala → problema di velocity o competitività
Se il prodotto vende, ma la posizione non migliora, o migliora lentamente, il problema è quasi sempre di velocity relativa. Il tuo prodotto vende, ma i competitor vendono di più. L’algoritmo premia chi vende di più in modo relativo, non assoluto.
Oppure hai raggiunto un plateau perché i competitor nella tua nicchia hanno più recensioni, rating più alto, o prezzi più competitivi e l’algoritmo li preferisce a te su base continuativa.
La diagnosi: analizza i prodotti che ti precedono nelle SERP principali. Hanno più recensioni? Prezzi migliori? Velocity più alta? Il gap che vedi è esattamente quello che devi colmare.
Calo improvviso → perdita di segnali algoritmici
Se il prodotto scalava e poi ha perso posizioni improvvisamente, quasi sempre c’è un evento specifico che ha degradato i segnali: uno stockout, un feedback negativo che ha alzato l’ODR, una modifica al listing che ha ridotto la rilevanza, un competitor che ha aumentato la velocity con una promozione aggressiva.
La diagnosi: identifica la data esatta del calo in Business Reports e cerca cosa è cambiato in quell’arco temporale. Il calo improvviso di ranking ha quasi sempre una causa precisa, non è un cambiamento algoritmico casuale. Se le tue vendite Amazon sono calate di recente, il percorso diagnostico corretto parte da qui.
Amazon Rufus: il secondo algoritmo che cambia le regole nel 2026
Amazon Rufus non sostituisce l’algoritmo A10. Opera in parallelo e questo è il punto che quasi nessuno capisce correttamente.
Rufus è attivo in Italia dall’inizio del 2026. Ha raggiunto 300 milioni di utenti e ha generato quasi 12 miliardi di dollari in vendite incrementali nel 2025. I clienti che interagiscono con Rufus convertono al 60% in più rispetto agli utenti standard. Non è un esperimento, è già parte dell’esperienza di acquisto principale.
Come Rufus decide cosa consigliare
Rufus non funziona come A10. Non scansiona keyword e non calcola velocity. Comprende il significato delle domande degli utenti e cerca nei listing: titolo, bullet, A+ Content, recensioni, Q&A, le informazioni che gli permettono di rispondere in modo pertinente.
Un utente che chiede “qual è il miglior power bank per viaggiare con il carry-on?” non sta cercando keyword. Sta cercando una risposta. Rufus la cerca nel contenuto del listing e raccomanda i prodotti che rispondono meglio alla domanda, indipendentemente dalla loro posizione in A10.
A10 vs Rufus: due sistemi paralleli con logiche diverse
La distinzione operativa è questa:
A10 gestisce le ricerche ad alto intento keyword, “power bank 20000mah”, “caricatore wireless iphone”. Chi cerca così sa già cosa vuole. A10 mostra i prodotti più rilevanti per quella query specifica.
Rufus gestisce le ricerche esplorative e conversazionali, “cosa mi serve per un viaggio lungo?”, “qual è la differenza tra questi due modelli?”. Chi cerca così è ancora in fase di scoperta. Rufus cambia il modo in cui i prodotti vengono scoperti e quindi quali prodotti generano segnali di ranking. Un prodotto che Rufus consiglia frequentemente inizia ad accumulare click e conversioni che alimentano il ranking A10.
I due sistemi si influenzano indirettamente ma hanno logiche di ottimizzazione diverse.
Cosa deve cambiare nel tuo listing adesso
Per essere raccomandato da Rufus il listing deve rispondere a domande, non solo contenere keyword. Deve spiegare chi usa il prodotto, in quale situazione e perché è la scelta giusta, non solo elencare caratteristiche tecniche.
Concretamente: bullet point che rispondono a domande reali degli acquirenti, A+ Content con contesti di utilizzo chiari, sezione Q&A popolare con risposte complete. Per capire cos’è Rufus e come usarlo come tool di ricerca, leggi l’articolo dedicato ad Amazon Rufus.

Come l’algoritmo collega ranking, Buy Box e campagne
L’algoritmo Amazon non è un sistema isolato, è il framework che governa tutto quello che succede sulla piattaforma. Capire come i tre elementi principali si connettono ti permette di intervenire nel punto giusto.
Algoritmo → Buy Box: la Buy Box Amazon non è un sistema separato dall’algoritmo di ranking, è uno dei suoi output. I fattori che determinano chi vince la Buy Box (velocity, metriche di account, velocità di consegna) sono gli stessi che determinano il posizionamento Amazon nei risultati organici. Un account con Buy Box alta ha quasi sempre un ranking organico più forte.
Algoritmo → Campagne: le campagne PPC non alimentano direttamente il ranking Amazon come molti pensano. Alimentano la velocity e la velocity alimenta il ranking. La catena è: campagne → visibility → click → conversioni → velocity → ranking organico. Se si spezza uno di questi anelli, per esempio perché il conversion rate è basso, le campagne non producono effetti sul ranking, solo costi.
La conseguenza pratica: ottimizzare il ranking non significa lavorare su un singolo elemento. Significa assicurarsi che la catena funzioni tutta: rilevanza, conversione, velocity, metriche, Buy Box. Se uno di questi elementi è debole, blocca l’intero sistema.
L’errore più comune che blocca il 90% dei seller
Quasi tutti i seller che analizzano stanno cercando la leva sbagliata.
Ottimizzano il listing quando il problema è il traffico. Un listing perfetto su un prodotto che nessuno trova non produce vendite.
Fanno PPC quando il problema è la conversione. Portare traffico su una pagina che non convince non fa ranking, fa solo spesa.
Abbassano il prezzo quando il problema è il posizionamento competitivo. Se sei in pagina 3, abbassare il prezzo di 2€ non ti porta in pagina 1. Ti porta in pagina 3 con meno margine.
Aspettano che “l’algoritmo si sistemi” quando il problema sono i loro segnali. L’algoritmo non si sistema da solo. Risponde ai segnali che riceve. Se i segnali sono deboli, il ranking è basso, è una relazione diretta e continua.
L’algoritmo non si ottimizza a caso. Si legge.
Il primo passo non è intervenire. È capire quale segnale è debole e solo dopo scegliere la leva giusta. Una consulenza amazon strutturata è il modo più efficiente per fare questa diagnosi in modo sistematico.
Non sai quale segnale sta bloccando il tuo ranking?
Analizzo il tuo account, leggo i segnali che l’algoritmo sta ricevendo e ti dico esattamente cosa sta bloccando la tua visibilità, e da dove partire.
Domande frequenti sull’algoritmo Amazon
Cos’è l’algoritmo Amazon A10? L’algoritmo Amazon A10 è il sistema che determina l’ordine in cui i prodotti appaiono nei risultati di ricerca sulla piattaforma. È l’evoluzione dell’algoritmo A9 e valuta centinaia di segnali, rilevanza keyword, velocity di vendita, CTR, conversion rate, recensioni, autorità del venditore, per decidere quali prodotti mostrare a ogni utente per ogni ricerca. L’obiettivo dell’algoritmo è mostrare i prodotti con la più alta probabilità di generare un acquisto soddisfacente.
Il PPC aiuta il ranking su Amazon? Indirettamente sì, ma non nel modo in cui la maggior parte dei seller pensa. Con l’algoritmo A10, le vendite generate da campagne PPC hanno un peso inferiore rispetto alle vendite organiche ai fini del ranking. Il PPC aiuta la visibilità e può alimentare la velocity, che a sua volta impatta il ranking organico. Ma se il prodotto non converte, le campagne non producono effetti sul posizionamento, solo costi.
Come funziona Amazon e perché i prodotti non scalano? Amazon funziona come una macchina decisionale che valuta i segnali di ogni prodotto in tempo reale. I prodotti non scalano quasi sempre per una di queste ragioni: rilevanza keyword insufficiente (il prodotto non appare per le query giuste), conversion rate basso (gli utenti arrivano ma non comprano), velocity insufficiente rispetto ai competitor, metriche di account degradate. Identificare quale di questi segnali è debole è il primo passo obbligatorio prima di qualsiasi intervento.
Amazon Rufus impatta il ranking organico? Rufus non impatta direttamente il ranking A10. Opera in parallelo, gestisce le ricerche esplorative e conversazionali mentre A10 gestisce le ricerche ad alto intento keyword. Tuttavia, i prodotti che Rufus consiglia frequentemente accumulano click e conversioni che alimentano indirettamente i segnali di ranking A10. Ottimizzare per Rufus e per A10 non sono attività alternative, sono livelli diversi della stessa strategia.
Quanto tempo ci vuole per migliorare il posizionamento Amazon? Dipende dal problema e dall’intervento. Miglioramenti al listing che aumentano il conversion rate possono produrre effetti in 1-2 settimane. Aumenti di velocity che migliorano il ranking organico richiedono tipicamente 3-6 settimane di vendite costanti. Recuperi da cali improvvisi di ranking dipendono dalla causa, da pochi giorni per problemi di prezzo a diverse settimane per problemi di velocity o metriche di account.
Come si migliora il posizionamento Amazon in modo strutturato? Il processo corretto è sequenziale: prima si diagnostica quale segnale è debole (rilevanza, conversione, velocity, metriche), poi si interviene nel punto specifico. Non esiste una leva universale. Un seller con problema di rilevanza deve lavorare sul listing e le keyword. Un seller con problema di conversione deve lavorare sull’immagine principale e i bullet. Un seller con problema di velocity deve valutare promozioni o investimento pubblicitario mirato. Saltare la diagnosi e intervenire a caso è la causa principale dei risultati deludenti.
Il problema non è l’algoritmo. Sono i segnali che sta ricevendo dal tuo account
Se il tuo prodotto non scala, non è un problema di strategie generiche. È un problema di segnali che l’algoritmo Amazon sta leggendo e che probabilmente non stai vedendo.
Ogni prodotto che non sale ha una causa specifica. Una rilevanza debole. Un conversion rate insufficiente. Una velocity che non regge il confronto con i competitor. Un segnale di account che pesa negativamente su tutto il resto.
Nella mia esperienza, quasi tutti i casi di posizionamento Amazon bloccato hanno una causa precisa identificabile in pochi minuti di analisi dei report di Seller Central. Il problema non è quasi mai “l’algoritmo è contro di me”, è che uno o più segnali stanno comunicando ad Amazon qualcosa di sbagliato sul tuo prodotto.



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