Stai spendendo sempre di più in pubblicità su Amazon, ma la crescita si è fermata.
Non è che le cose vadano male. Le campagne girano, le vendite arrivano. Ma ogni mese il CPC è un po’ più alto, ogni nuovo cliente costa qualcosa in più rispetto al precedente, e i margini che vedevi un anno fa adesso sembrano lontani.
È in questo momento che qualcuno ti parla di Amazon DSP.
Magari un’agenzia, magari un forum, magari un consulente. Ti dicono che è il passo successivo, che ti permette di fare remarketing serio, di raggiungere utenti che le Sponsored Products non intercettano. E hanno ragione, in parte.
Il problema è che nella maggior parte dei casi DSP viene proposto troppo presto, a seller che non hanno ancora le condizioni per farlo funzionare. Ho visto account spendere migliaia di euro in campagne DSP senza capire perché non convertivano, quando il vero problema era il listing o un ACoS già fuori controllo prima di iniziare.
Questa guida non ti vende DSP. Ti spiega cosa è, come funziona davvero, quando ha senso e quando invece è meglio aspettare. Parti da qui.

Cos’è Amazon DSP: la risposta diretta
Amazon DSP sta per Demand Side Platform. È la piattaforma di pubblicità programmatica di Amazon che ti permette di comprare spazi pubblicitari in modo automatizzato, dentro Amazon e fuori, usando i dati comportamentali degli utenti.
Già, fuori da Amazon. Questo è il punto che cambia tutto rispetto alle campagne classiche.
Con le Sponsored Products intercetti qualcuno che in questo momento sta cercando qualcosa su Amazon. È domanda già esistente, già calda, che tu stai cercando di agganciare prima del competitor. Con Amazon DSP lavori diversamente: puoi raggiungere persone che non stanno cercando niente, ma che in base ai loro comportamenti passati potrebbero essere interessate a quello che vendi.
Stai lavorando su audience, non su keyword. È una differenza enorme, e se non la tieni a mente rischi di misurare DSP con gli stessi criteri con cui misuri il PPC, che è uno degli errori più comuni che vedo.
Se non hai ancora chiaro come funziona il sistema pubblicitario di base su Amazon, ti consiglio di partire dalla guida su Amazon PPC prima di continuare qui.
Il tuo account è pronto per Amazon DSP?
Prima di investire in DSP, serve sapere se PPC, listing e margini sono già in ordine. Analizzo il tuo account e ti dico dove stai perdendo e dove puoi crescere davvero.
Come funzionano le campagne Amazon DSP nel concreto
Audience e targeting comportamentale
Amazon sa cose sui suoi utenti che nessun’altra piattaforma può sapere. Non perché sia più brava tecnicamente, ma perché gestisce l’intero processo di acquisto: dalla ricerca al pagamento, passando per i resi, le recensioni, i prodotti guardati e abbandonati.
Ogni volta che un utente cerca qualcosa, clicca su un prodotto, aggiunge al carrello senza comprare o lascia una recensione, Amazon registra quel dato. E con Amazon DSP puoi usarlo per costruire audience basate su comportamenti reali, non su supposizioni.
Puoi raggiungere chi ha visitato i tuoi ASIN senza comprare, chi ha comprato prodotti complementari ai tuoi, chi ha navigato nella tua categoria negli ultimi 30 giorni, chi ha abbandonato il carrello. Non stai indovinando l’interesse: stai lavorando su comportamenti d’acquisto concreti che già esistono nei dati Amazon.

Dove appaiono gli annunci DSP
Non solo su Amazon.it. Gli annunci Amazon DSP possono apparire su Twitch, IMDb, Fire TV, app di terze parti, siti di news, portali partner. L’utente esce da Amazon, naviga altrove e ritrova il tuo annuncio.
Questo è il concetto di retargeting omnichannel: segui l’utente fuori dalla piattaforma invece di aspettare che torni. Per certi prodotti e certe audience funziona molto bene. Per altri, soprattutto con budget limitati, disperde la spesa senza risultati misurabili.
CPM, non CPC: cambia tutto
Le campagne PPC classiche funzionano a CPC, costi per clic. Paghi quando qualcuno clicca. Amazon DSP funziona principalmente a CPM, costo per mille impressioni. Paghi per quante volte il tuo annuncio viene mostrato, indipendentemente da quanti cliccano.
Questo significa che non puoi misurare DSP come misuri le Sponsored Products. L’ACoS qui non è la metrica giusta. Devi guardare ROAS, viewability, conversion rate post-view. Se arrivi a DSP con la mentalità del PPC, i numeri ti sembreranno sempre sbagliati anche quando le campagne stanno funzionando.
Amazon DSP non porta vendite immediate: meglio saperlo subito
Questa cosa non viene detta abbastanza chiaramente, e genera la maggior parte delle delusioni che vedo negli account.
Chi attiva campagne Amazon DSP aspettandosi risultati simili alle Sponsored Products si trova davanti numeri che non tornano. Poca spesa diretta attribuita, conversioni che sembrano basse, ROAS che non giustifica l’investimento. E dopo due o tre settimane arriva la conclusione: “DSP non funziona”.
Il problema è che DSP lavora in modo indiretto. Una parte importante delle conversioni generate da queste campagne sono conversioni post-view: l’utente ha visto il tuo annuncio, non ha cliccato, ma qualche giorno dopo ha cercato il prodotto su Amazon e ha comprato. Quella vendita, senza la giusta finestra di attribuzione impostata, non viene collegata a DSP. Risulta organica o PPC. E tu non vedi il contributo reale.
Poi c’è il discorso dell’upper funnel. DSP costruisce familiarità. Un utente che ha visto il tuo brand tre volte prima di cercare il prodotto ha una probabilità di conversione più alta rispetto a uno che non ti ha mai visto. Questo effetto è reale, ma non lo misuri guardando le campagne DSP da sole. Lo misuri sul TACoS dell’account nel tempo, che inizia a migliorare quando il traffico organico cresce perché il brand è più riconoscibile.
Per avere dati su cui ragionare servono almeno 4-6 settimane di campagna attiva. Chi ottimizza dopo 10 giorni sta ottimizzando sul nulla.

Amazon DSP Self-Service vs Managed Service: la differenza che nessuno spiega
Quando si parla di Amazon DSP si parla in realtà di due cose molto diverse, e quasi nessun articolo in italiano lo chiarisce.
Il Self-Service è la modalità in cui gestisci le campagne tu, o un consulente per te, direttamente nella piattaforma DSP. Hai controllo completo su tutto: budget, targeting, creatività, ottimizzazione. I budget minimi per accedere in questa modalità si aggirano intorno ai 10.000-15.000 dollari annui, anche se dipende molto dal partner con cui lavori. È la strada più percorribile per brand italiani strutturati che vogliono sperimentare DSP senza affidarsi completamente ad Amazon.
Il Managed Service invece è gestito direttamente da Amazon. Tu metti il budget, Amazon gestisce le campagne. Le soglie di accesso sono storicamente più alte, spesso oltre i 50.000 dollari, ed è pensato per brand con investimenti pubblicitari importanti e strutturati. Per la maggior parte dei seller che mi contattano non è questa la strada giusta, almeno non come primo approccio.
Se sei curioso di capire se il tuo account ha senso che esplori DSP, puoi partire da una consulenza Amazon per avere un quadro chiaro prima di muovere budget.
DSP, PPC, Sponsored Display: stai usando gli strumenti giusti?
Prima di muovere budget, capiamo insieme dove stai perdendo e dove puoi crescere.
Amazon DSP vs Sponsored Display: non fare confusione
Molti li trattano come se fossero la stessa cosa. Non lo sono.
Le campagne Sponsored Display le gestisci direttamente da Seller Central, senza budget minimi vincolanti, con un’operatività molto più semplice. Fai retargeting su chi ha visitato il tuo ASIN, su categorie simili, su competitor. È uno strumento accessibile, utile, e spesso sottoutilizzato da chi invece vuole correre direttamente a DSP.
Amazon DSP è un altro livello. Accedi ai dati first-party Amazon per costruire audience che Sponsored Display non può costruire, fai campagne su siti esterni, gestisci funnel multi-step con logiche sofisticate. La complessità è maggiore, il budget necessario è maggiore, ma la profondità di targeting non è paragonabile.
La domanda che mi faccio sempre quando un seller mi parla di DSP è: hai già sfruttato tutto quello che Sponsored Display può darti? Nella maggior parte dei casi la risposta è no. E lì conviene iniziare, non da DSP.
Le metriche che devi guardare nelle campagne Amazon DSP
ROAS, CPM e viewability
Con Amazon DSP dimentica l’ACoS come bussola principale. Non è la metrica giusta per questo tipo di campagne.
Il ROAS ti dice quante entrate generi per ogni euro investito. È il numero a cui guardare per capire se la campagna sta rendendo. Il CPM ti dice quanto stai pagando per ogni mille impressioni: va monitorato non come metrica di successo ma come indicatore di efficienza della spesa rispetto al targeting scelto. La viewability misura quante delle impressioni servite sono state effettivamente viste dall’utente. Un’impressione che appare in fondo a una pagina che nessuno scrolla non vale quanto una impressione nello schermo di qualcuno che sta leggendo.
Per capire se i tuoi margini reggono questo tipo di investimento, la guida sui margini Amazon ti dà gli strumenti per fare i calcoli prima di muovere budget.
Frequency cap: il parametro che quasi nessuno imposta bene
Il frequency cap è il limite di volte in cui lo stesso utente vede il tuo annuncio in un certo periodo. Sembra un dettaglio tecnico. Non lo è.
Se un utente vede il tuo annuncio 15 volte in tre giorni senza cliccare, hai due problemi. Stai sprecando budget su qualcuno che probabilmente non comprerà mai. E stai costruendo un’associazione negativa con il tuo brand, perché la ripetizione eccessiva infastidisce. Un range sensato è tra 3 e 5 esposizioni per settimana, ma dipende dal prodotto e dall’audience. L’importante è impostarlo, cosa che sorprendentemente molti dimenticano di fare.

Segnali che il tuo account potrebbe essere pronto per Amazon DSP
Non esiste una lista universale, ma ci sono segnali concreti che mi fanno dire a un cliente “sì, ha senso valutare DSP” oppure “aspetta ancora”.
Il conversion rate del listing deve essere stabile. Non perfetto, stabile. Se oscilla molto o è strutturalmente basso, portare traffico aggiuntivo peggiora tutto.
Le campagne PPC devono già girare in profitto. Non in pareggio, in profitto. Se le campagne Amazon non sono profittevoli, DSP non è la soluzione, è benzina su un fuoco che già brucia budget.
Il Registro Marche Amazon (Brand Registry) deve essere attivo. Senza di esso non hai accesso a tutte le audience DSP disponibili, in particolare quelle più sofisticate legate ai dati del brand.
Il TACoS deve avere spazio per reggere un investimento aggiuntivo. Se è già alto, aggiungere DSP lo fa salire ancora prima che cominci a scendere. Verifica prima dove stai con i numeri.
Ci vuole volume sufficiente. DSP funziona con audience grandi. Se vendi poco, non hai abbastanza dati per costruire audience custom significative e le campagne non decollano mai davvero.
Infine, servono margini che reggano la spesa aggiuntiva. DSP si aggiunge al budget PPC, non lo sostituisce. Se non c’è spazio nei margini per un secondo layer di investimento pubblicitario, non è ancora il momento. Un audit account Amazon ti fa vedere il quadro reale prima di decidere.

Quando Amazon DSP non ha senso: meglio dirlo chiaramente
Partiamo dal caso più frequente. Il listing non converte. Portare traffico aggiuntivo, anche ben profilato, verso una scheda prodotto che non convince non fa altro che moltiplicare le perdite. Prima di pensare a DSP vale la pena capire perché gli utenti arrivano e non comprano. La guida su listing Amazon che non converte è il posto giusto da cui iniziare.
Poi c’è il caso delle campagne PPC già fuori controllo. Ho visto seller con ACoS al 60-70% che volevano provare DSP convinti che avrebbe sistemato le cose. Non funziona così. Il problema non è che manca traffico upper funnel. Il problema è che quello che hai già non rende. Finché le campagne Amazon non sono profittevoli, aggiungere un altro layer di spesa peggiora la situazione.
Anche l’assenza di Brand Registry è un blocco pratico. Non è un requisito burocratico: senza di esso non accedi alle audience più avanzate di DSP e perdi buona parte della potenza dello strumento.
E poi c’è il caso dei margini stretti. Se il prodotto ha già margini ridotti e il TACoS è alto, aggiungere DSP comprime ulteriormente la redditività nel breve periodo. Prima di fare quel passo, vale la pena avere una struttura di account già solida come quella descritta nella guida su vendere su Amazon.
Amazon DSP per ecommerce esterni: ha senso?
Questa domanda me la fanno spesso i brand che vendono sia su Amazon che con un proprio shop, Shopify o WooCommerce che sia.
La risposta breve è sì, ma con un asterisco grande.
Amazon DSP può portare traffico anche verso siti esterni ad Amazon. Puoi usare i dati comportamentali di Amazon per costruire audience e poi mandarle verso il tuo ecommerce invece che verso il tuo listing. Il targeting rimane potente perché i dati Amazon restano la base, indipendentemente da dove mandi gli utenti.
In pratica funziona così: intercetti utenti che hanno mostrato interesse per categorie rilevanti, mostri annunci su siti terzi, li porti verso il tuo shop invece che verso Amazon. Per costruire brand awareness, per promuovere prodotti che non vendi sul marketplace, per acquisire clienti diretti che poi fidelizzi fuori dall’ecosistema Amazon, può avere senso.
Il problema che vedo spesso è questo: chi usa DSP per traffico off-Amazon lo fa con uno shop che non converte quanto dovrebbe. E il risultato è identico a quello che succede con un listing debole su Amazon: budget sprecato su un funnel che perde. Il principio non cambia mai. DSP amplifica quello che trovi dall’altra parte, nel bene e nel male.
Per approfondire la documentazione ufficiale puoi consultare la pagina Amazon DSP su Amazon Ads.

Perché molti seller perdono budget con Amazon DSP
L’ho visto abbastanza spesso da riconoscere il pattern a occhio.
Un seller con PPC che fatica cerca qualcosa di diverso. Qualcuno gli suggerisce DSP come soluzione. Vengono attivate campagne Amazon DSP senza una vera strategia di funnel, con budget insufficienti per raccogliere dati significativi e aspettative calibrate sui tempi del PPC. Dopo tre settimane i numeri non tornano e si conclude che DSP non funziona.
Il punto è che DSP amplifica quello che già esiste nell’account. Se il funnel è fragile, porta traffico verso qualcosa che già non converte. Se il listing ha problemi, accelera la dispersione di budget. Se non c’è una logica di remarketing costruita, le audience sono troppo ampie per fare qualcosa di utile.
Gli errori pratici più frequenti sono: non configurare il frequency cap, non impostare correttamente la finestra di attribuzione post-view, ottimizzare troppo presto senza abbastanza dati, usare budget troppo bassi per avere campagne statisticamente significative, non avere creatività adeguate per campagne display fuori da Amazon.
Se le vendite Amazon sono basse o i risultati sono irregolari, il lavoro da fare è a monte. Non su DSP.
Il Metodo ITSO applicato a una strategia Amazon DSP
Ogni volta che lavoro su un account che sta valutando DSP, parto sempre dallo stesso punto: l’intento. Non l’intento della campagna, l’intento dell’utente che voglio intercettare. Chi è? Cosa sa già del mio brand? In che punto del percorso d’acquisto si trova?
Un utente che ha già visitato il tuo ASIN tre volte non ha bisogno di un annuncio di brand awareness. Ha bisogno di qualcosa che rompa l’esitazione, magari una prova sociale forte o un’offerta. Un utente che non ti ha mai visto non risponde a un annuncio di prodotto specifico: risponde a un messaggio più ampio che gli fa conoscere il brand. Il tono cambia completamente in base a questo.
Lo sviluppo della strategia segue un ordine preciso che non si può saltare. Prima il PPC che funziona, poi Sponsored Display per il remarketing base, poi DSP quando i dati e i margini lo giustificano. Non è una questione di burocrazia: è che ogni livello richiede le fondamenta del precedente. La visibilità organica che costruisci con una buona strategia di Amazon SEO è quella che rende DSP ancora più efficace, perché abbassa il TACoS complessivo mentre le campagne lavorano sull’upper funnel.
L’ottimizzazione in DSP ha tempi diversi dal PPC. Intervenire dopo 10 giorni è quasi sempre un errore. Le campagne hanno bisogno di cicli più lunghi per accumulare dati, testare le audience e costruire le conversioni post-view che poi emergono nell’attribuzione. Chi viene dal PPC e vuole ottimizzare ogni settimana deve cambiare abitudine.

Amazon Marketing Cloud: cosa c’è oltre DSP
Se stai già usando Amazon DSP in modo strutturato, prima o poi ti imbatterai in Amazon Marketing Cloud, AMC.
È una piattaforma di analisi che ti permette di incrociare i dati delle campagne DSP con quelli delle Sponsored Ads e di altri segnali Amazon per capire come i touchpoint si collegano davvero. La domanda a cui risponde AMC è quella che nessun’altra piattaforma riesce a rispondere bene: quanti contatti servono in media prima che un utente compri? Quanto contribuisce un’esposizione DSP a una conversione che poi viene attribuita a una Sponsored Product?
Nel 2026 chi fa Amazon DSP advertising a livello serio usa AMC per capire cosa sta realmente succedendo nell’account, non solo per vedere i numeri di superficie. Non è uno strumento per chi inizia. Ma è utile sapere che esiste, perché quando arrivi a quel livello fa una differenza enorme nella qualità delle decisioni che prendi.
Stai valutando Amazon DSP ma non sai da dove iniziare?
Ti dico se il tuo account ha le condizioni giuste o se ci sono priorità più urgenti da affrontare prima.
Domande frequenti su Amazon DSP
Cos’è Amazon DSP in modo semplice?
Amazon DSP è la piattaforma di pubblicità programmatica di Amazon. Permette di mostrare annunci a utenti selezionati in base ai loro comportamenti d’acquisto reali, sia dentro Amazon che su siti e app esterni, con un modello a impressioni (CPM) e non a clic.
Qual è la differenza tra Amazon DSP e le campagne PPC?
Le Sponsored Products intercettano chi sta cercando qualcosa in questo momento, con un modello CPC. Amazon DSP lavora su audience comportamentali e raggiunge utenti anche fuori da Amazon, con un modello CPM. Non sono alternative: sono strumenti con obiettivi diversi che lavorano bene insieme quando il PPC è già solido.
Amazon DSP self-service o managed service: quale scegliere?
Il self-service ti dà controllo diretto sulle campagne, con budget indicativi da circa 10.000-15.000 dollari annui, e va gestito con competenze specifiche o tramite un consulente. Il managed service è gestito da Amazon con soglie di accesso più alte, spesso oltre i 50.000 dollari. Per la maggior parte dei seller italiani, partire con il self-service tramite un consulente è la strada più realistica.
Quali metriche si usano per valutare Amazon DSP?
ROAS, CPM, viewability, frequency e tasso di conversione post-view. L’ACoS non è la metrica giusta per le campagne Amazon DSP: misura qualcosa di diverso e porta a valutazioni sbagliate se usata come riferimento principale.
È necessario avere Brand Registry per usare Amazon DSP?
Sì. Senza Brand Registry non si accede all’intera gamma di audience DSP, in particolare quelle legate ai dati del brand e alle campagne di awareness. È uno dei requisiti pratici da verificare prima di valutare un investimento in DSP.
Amazon DSP conviene per un piccolo seller?
Nella maggior parte dei casi no, non come priorità. I budget minimi, la complessità operativa e la necessità di avere dati sufficienti per costruire audience significative rendono DSP uno strumento adatto a seller già strutturati. Chi è nelle fasi iniziali ottiene risultati migliori concentrandosi su listing, PPC e posizionamento organico.



Lascia un commento